Stadia: rimborsi e chiusura nel 2023

Stadia: rimborsi e chiusura nel 2023

Anche Stadia raggiunge il cestino dell’umido assieme a tutti i progretti Google partiti con le migliori prospettive e deceduti per mancanza di carattere e continuità. Tra i fallimenti ricordiamo il social network Google+ che invece di sfruttare l’egemonia assoluta di Google sul web puntava a ricopiare Facebook. Oppure Google Photo che funzionerebbe alla grande senza le limitazioni allo spazio di archiviazione nate per spingere a forza gli utenti tra le braccia di Amazon Photo, ancora illimitato e compreso nel pacchetto Prime.

Ora la piattaforma di Alphabet per giocare in streaming chiude definitivamente il 18 Gennaio 2023. Stanno girando gli avvisi verso gli utenti ancora iscritti.

+ Una mail di addio freddina

Si apre con un impersonale “Ciao gamer” la mail che Stadia invia per notificarci la morte del progetto. Strano che con tutta la potenza di calcolo di Alphabet non riescano a generare in automatico una mail che almeno contenga il nostro nickname. Per il resto è una comunicazione lunga e formale. Basta questo per darci un indizio su quali siano i problemi di Stadia anche se non palesa i motivi per cui il programma viene abbandonato.

La scocciatura di dover rimborsare tutti

+ Cosa ci torna indietro e i rimborsi

Google concede il rimborso dell’hardware che abbiamo acquistato per giocare a Stadia. Inoltre pare che ce lo lasci in dote come triste ricordo dei bei momenti passati insieme. In merito ai giochi la situazione è più difficile. Pagati o meno, i giochi non si possono spostare da Stadia prima della chiusura. Resta possibile chiedere i rimborsi alle solite condizioni commerciali che si trovano a questo link.
Però possiamo usare il comodo Google Takeout per scaricare i dati (inutili) delle nostre partite che non avranno seguito.

+ Cosa è andato storto

Già al lancio Stadia prometteva miracoli per poi ridimensionare le dichiarazioni iniziali. Altri dubbi sono arrivati dopo questo primo “tradimento” nei confronti dei giocatori quando è venuto fuori il modello di business. Un abbonamento mensile a basso prezzo ma con poco incluso e che ci costringeva ad acquistare ogni gioco separatamente. Presentata male e gestita peggio, Stadia non aveva molte possibilità al confronto con le rivali come GeForce Now, Amazon Luna o PlayStation Now. Ci dice molto il fatto che manco l’annuncio di chiusura del servizio è riuscito a stimolare l’interesse nelle ricerce online di Stadia.

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Pubblicato da DoDo

Sono Dodo lavoro nel mondo dell'informatica ed ho studiato all'Università MFN di Torino.

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